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Bancarotta fraudolenta per l’attività distrattiva del professionista

Con la sentenza n. 538 del 12/01/2022 la Corte di Cassazione Penale conferma la condanna per il reato di bancarotta fraudolenta per la condotta tipica di distrazione del professionista.

Il caso in esame muove dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza sulle vicende fallimentari di due società per le quali “non si era trattato di un ordinario caso di decozione, bensì dell’esito di un fraudolento meccanismo in forza del quale determinati indagati […] ricoprendo contestualmente cariche sociali in entrambe le suddette società […] una volta che la società riceveva le risorse economiche dal Comune […] le dirottavano a beneficio di soggetti privati, ivi inclusi alcuni professionisti che avevano stipulato contratti di consulenza per […]  attività risultate generiche, inutili o retribuite con somme enormi, oltre che pagate in preferenza rispetto agli altri creditori”.

A seguito della percezione di reiterati compensi in via preferenziale e sproporzionati rispetto all’attività effettivamente realizzata, il professionista viene dapprima sottoposto a sequestro preventivo, successivamente la fattispecie viene riqualificata come “Bancarotta fraudolenta per distrazione” ed esso viene chiamato a rispondere a titolo di concorso.

Proposto il ricorso per Cassazione la Corte lo rigetta, principalmente, sulla base della consapevolezza che avrebbe dovuto avere il professionista, “percettore consapevole di rilevanti importi risultati avere avuto efficienza distrattiva rispetto alla susseguente decozione della società” sul fatto che la propria condotta avrebbe inevitabilmente comportato un depauperamento del patrimonio sociale ai danni dei creditori, indipendentemente dall’accertamento della conoscenza del dissesto della società. Punto quest’ultimo, nemmeno preso in considerazione dai Giudici di merito.

L’analisi della Corte di legittimità, nell’accertamento dell’elemento oggettivo e soggettivo del fatto di reato, appare come un interessante caso di studio.

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