Pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale il decreto legge n. 118, deliberato dal Consiglio dei Ministri il 5 agosto 2021, che rinvia al 16 maggio 2022 l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e introduce l’istituto della “composizione negoziata della crisi”, uno strumento che implicherà una maggiore attenzione alla fase precoce della crisi, in linea con le direttive comunitarie.

Sulla gestione della crisi d’impresa in fase precoce, l’esperienza estera del progetto “Early Warning Europe” offre un interessante punto di vista. MorriRossetti ha intervistato Mr. Morten Møller, Project Manager e Network Coordinator del Progetto Early Warning Europe.

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Temi caldi sul fronte crisi d’impresa: è stato pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore a partire da oggi, il decreto legge n. 118 deliberato dal Consiglio dei Ministri riunitosi il 5 agosto 2021, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro della giustizia Marta Cartabia; un decreto-legge[1] che rinvia al 16 maggio 2022 l’entrata in vigore del codice della crisi d’impresaper adeguarne gli istituti alla direttiva 2019/1023” e congela fino al 31 dicembre 2023 l’introduzione delle misure di allerta.

Ed ecco la novità: si introduce l’istituto della “composizione negoziata della crisi”, che rappresenta un nuovo strumento di ausilio alle imprese in difficoltà finalizzato al loro risanamento. Si tratta, si legge nel comunicato stampa del Governo, di “un percorso di composizione esclusivamente volontario e caratterizzato da assoluta riservatezza. Si accede tramite una piattaforma telematica. All’imprenditore si affianca un esperto, terzo e indipendente e munito di specifiche competenze, al quale è affidato il compito di agevolare le trattative con i creditori necessarie per il risanamento dell’impresa”.

La novità introdotta dal Consiglio dei Ministri nel decreto-legge del 5 agosto 2021 implicherà una maggiore attenzione alla gestione della crisi d’impresa in fase precoce e alla definizione di un “percorso” giuridicamente riconosciuto tale da evitare o quantomeno limitare la necessità di accedere a procedure più complesse, in linea con le indicazioni contenute nella Direttiva Insolvency (Direttiva (UE) 2019/1023).

Sulla gestione della crisi d’impresa in fase precoce, l’esperienza estera del progetto “Early Warning Europe” offre un interessante punto di vista. Early Warning Europe nasce nel 2016 dalla partnership di 15 organismi europei provenienti da 7 Stati Membri come progetto co-finanziato dal programma EU COSME e si prefigge di creare un network europeo con regole comuni per supportare le imprese in una fase precoce della crisi e dare la possibilità all’imprenditore di avere una “second chance”.

Il Team Crisi d’Impresa di MorriRossetti ha intervistato Mr. Morten Møller, Project Manager e Network Coordinator of Early Warning Europe, che ha visto nascere il progetto pilota in Danimarca.

 

 Mr Møller, in Danimarca il Progetto Early Warning esiste già da diversi anni. Che bilancio fa di questa esperienza?

L’esperienza danese è positiva, in definitiva ha funzionato molto bene. Tuttavia dobbiamo guardare anche ai limiti del Progetto, perché non è uno strumento magico.

Sulla base delle nostre statistiche, in Danimarca circa 1/8 delle procedure concorsuali sono state preventivamente gestite dalla nostra organizzazione. Questo significa che, dopo 15 anni, abbiamo ancora tanto da fare per arrivare a tutti gli imprenditori prima che le loro aziende entrino in crisi. Tuttavia, considerando che alcuni fallimenti hanno natura “speculativa” e che non siamo attivi su alcuni settori (come ad esempio le costruzioni), copriamo un significativo numero di casi.

Quante persone lavorano in Danimarca nel Progetto Early Warning?

Ci sono 7 persone full time rappresentate dai consulenti, oltre a me e 2 assistenti che lavorano in sede.

I consulenti sono i primi ad essere contattati, svolgono una prima diagnosi e definiscono con l’imprenditore l’action plan. Provengono da settori diversi (bancario, risorse umane, professionisti, ex imprenditori): indipendentemente dal loro background formale, è molto più importante il loro approccio personale. In questa fase c’è bisogno di qualcuno che sia in grado di ascoltare attivamente, non essere troppo coinvolto emotivamente, qualcuno con la mentalità appropriata. Tutti gli altri aspetti tecnici possono essere insegnati.

In questa fase bastano nozioni di base sulle procedure: i consulenti non si devono atteggiare né ad avvocati né a psicologi. Devono avere una buona capacità di leggere un budget, un bilancio, un cash flow ed avere una conoscenza sufficiente delle procedure da consentire loro di vedere le opportunità in quella precisa situazione. Aspetti tecnici saranno poi gestiti da professionisti esterni.

Chi sono i Mentor?

Oltre ai consulenti nell’organizzazione ci sono 120 Mentor che lavorano al Progetto pro bono. Per la maggior parte si tratta di persone sui 50/60 anni, che si sono ritirare dal lavoro e che ricoprivano ruoli manageriali o erano membri di consigli di amministrazione. Solitamente non sono ex manager di grandi aziende che hanno in genere esperienze di gestione meno “low-key”.

Questa organizzazione ci permette di far fronte a tutte le richieste, anche perché molto spesso le aziende si rivolgono a noi per problemi specifici (un contratto immobiliare, un accordo di franchising, un affitto in uno shopping mall) che richiedono un coinvolgimento del Mentor anche solo una volta all’anno. Ciascun Mentor riesce ad assistere circa 10-15 società all’anno. In Danimarca, l’organizzazione è in grado di sostenere circa 500-700 società all’anno.

Quindi, il consulente definisce insieme all’imprenditore la strategia, segue la fase iniziale, fa un “controllo qualità” e di solito il Mentor fa il resto. In alcuni casi poco complessi un paio d’ore del consulente sono sufficienti, nella maggior parte delle volte è necessaria la figura del Mentor.

Ci sono poi 20 studi legali che hanno aderito al Progetto in Danimarca e che offrono parte del loro tempo per esso. In alcuni casi, anche nella fase iniziale, i consulenti possono aver necessità di chiamare un legale per guardare insieme la situazione e trovare la miglior soluzione per l’imprenditore. Il legale di norma incontra pro bono una o due volte l’imprenditore per analizzare la situazione e delineare la miglior soluzione. in caso di fallimento, nella maggior parte dei casi i creditori chiedono al Tribunale di nominare come amministratore della procedura il legale che ha seguito la fase Early Warning.

E’ importante dire che noi sottoscriviamo un breve documento che agiamo nell’interesse dell’imprenditore, non dei creditori. Questo è un po’ più complicato in presenza di creditori pubblici, ma l’imprenditore non deve mai dubitare del fatto che agiamo nel suo interesse.

 La vostra organizzazione fa capo a qualche Ministero o alle Camere di Commercio?

Siamo organismi a livello regionale, “Business Hubs” sotto il Ministero delle Imprese. Non abbiamo connessioni con le Camere di Commercio nazionali (presenti nel nostro consiglio di amministrazione) né con il Ministero della Giustizia che, tuttavia, è in parte collegato in quanto ha un ruolo nel National Insolvency Counsel, un ente che, insieme al Ministero delle Imprese, si occupa delle proposte legislative in tema di crisi d’impresa.

 Quali responsabilità hanno i consulenti durante il loro intervento?

Abbiamo un contratto vincolante tra le imprese e i nostri consulenti, dove viene specificato che i consulenti sono solo dei supporti, non hanno responsabilità diretta nell’impresa che rimane in capo all’imprenditore, legale responsabile delle decisioni prese.

Questo aspetto è più delicato per il Mentor; il ruolo del Mentor può essere in alcuni casi confuso con quello dell’imprenditore, in quanto ha più visibilità, rimane per un periodo maggiore e si dimostra meglio organizzato nella gestione degli aspetti aziendali. Anche in questo caso viene specificato che il Mentor è solo un supporto, ma non ha responsabilità dirette. Abbiamo un’assicurazione per i Mentor: in 7.500 casi gestiti non l’abbiamo mai utilizzata.

Inoltre, è importante ricordare che da noi i Mentor seguono un periodo di training, dal momento che la loro consulenza deve essere solida abbastanza per fare la differenza.

 Come viene finanziato il Progetto?

Facciamo parte di un contratto tra il Ministero delle Imprese e gli organismi regionali di promozione economica, abbiamo uno status giuridicamente riconosciuto.

Il prossimo anno avremo un riconoscimento ancora maggiore con l’implementazione della Direttiva Insolvency e saremo formalmente riconosciuti nel Codice della crisi d’impresa danese.

L’organizzazione costa circa 1 milione di Euro all’anno per salari, costi amministrativi, marketing, affitti, viaggi, rimborsi spese per i Mentor e i consulenti, seminari, ecc.

 Esiste un periodo di sospensione delle azioni cautelari o esecutive sul patrimonio durante il periodo del vostro intervento?

Sì, è anche uno dei primi punti della Direttiva Insolvency, in fase di recepimento, che introduce nella normativa nazionale un periodo di standstill fino a 8 settimane e che viene formalmente comunicato ai creditori. E’ un percorso a senso unico alla fine del quale l’impresa o viene ristrutturata, o venduta o fallisce. Non si può abusarne altrimenti ci sono delle conseguenze.

E i creditori vengono informati del piano di ristrutturazione?

Sì, se la società continua a perdere soldi diventa necessario coinvolgere le banche e l’agenzia delle entrate, perché spesso sono i creditori principali. Le banche hanno degli algoritmi che permettono loro di avere segnali di preallerta, quindi di solito ci sostengono ogni volta che cerchiamo di proporre una soluzione. In pochi casi, se la banca non condivide la nostra soluzione, dobbiamo fare una rivalutazione della situazione e andare da un’altra banca per chiedere il supporto. Se anche questo è negativo, il margine di azione si riduce e un fallimento in fase precoce potrebbe essere la soluzione migliore per l’imprenditore al fine di limitare le perdite.

Il vostro intervento avviene completamente fuori dalle aule dei Tribunali?

Andare in un’aula di Tribunale sicuramente comporta un allungamento dei tempi. Si cerca piuttosto se possibile di procedere con una vendita dell’azienda ad un competitor, o con la vendita di un ramo sano, lasciando che venga liquidata la parte non sana. Se si riduce il debito ex ante mettendo l’imprenditore in una posizione migliore il fallimento andrà più veloce e sarà più organizzato.

Potrebbero sorgere problemi di revocatoria durante questo percorso e sono obbligatorie perizie ad esempio sugli assets?

La collaborazione con i legali specializzati e associati all’Early Warning garantisce che non vengano violate le regole ed evitare problemi di revocatoria. I legali collaborano con specialisti nella valutazione del patrimonio. I creditori chiave sono spesso coinvolti o tenuti ben informati e di norma supportano il piano.

Quando interviene il Tribunale?

In Danimarca in caso di fallimento il Tribunale nomina un amministratore tenendo conto delle preferenze espresse dai creditori. Questo è il link tra il Progetto ed il Tribunale: quando questo accade, l’imprenditore non ha più ruolo dentro l’azienda.

Il vantaggio di aver attivato l’Early Warning è che nel 100% dei casi viene nominato lo stesso legale che ha seguito la fase precedente perché è già stato coinvolto nella fase iniziale, i creditori già lo conoscono e questo è un enorme vantaggio sia per loro che per lo studio legale.

Quali sono i numeri del Progetto Early Warning in Danimarca?

Il 2020 è stato un anno di crisi, ma non un grande anno di fallimenti. La richiesta di intervento è stata al pari del periodo della precedente crisi finanziaria, il che dà la misura del vero livello di crisi indotto dal Covid in Danimarca.

Durante la crisi finanziaria danese il numero di interventi ha raggiunto il picco nel 2010 con 697 aziende seguite.  Ebbene nel 2020 sono state 679, con un marcato aumento rispetto ai tre anni precedenti, quando c’erano in media poco meno di 400 aziende. Se guardiamo ai fallimenti, invece, siamo molto lontani dalla crisi finanziaria e il 2020 ha persino visto un declino dei fallimenti attivi.

Nel 2020 si sono rivolte a noi soprattutto le aziende con maggiore attività di esportazione rispetto agli ultimi cinque anni in cui abbiamo trattato aziende più piccole e più orientate al mercato interno.

Questi dati indicano che il 2020 è stato l’anno in cui Early Warning ha davvero mostrato la sua ragion d’essere. L’improvvisa crisi ha portato a un numero record di casi di allarme rapido, soprattutto a marzo 2020, quando l’incertezza era ai massimi livelli. Le richieste sono diminuite man mano che i sussidi ammorbidivano la crisi, ma sono rimasti ad un livello più elevato rispetto agli anni precedenti.

Dal 2007, il Progetto ha supportato oltre 5.500 PMI danesi ad affrontare gravi sfide economiche e ha contribuito a mantenere in vita circa la metà di queste imprese. Tra gennaio 2015 e dicembre 2020, sono state 2.871 le aziende che hanno presentato domanda.

Per concludere, la Direttiva (UE) 2019/1023 è stata già adottata in Danimarca? Come state anche voi affrontando il problema di adattare la procedura di Early Warning alle norme UE dettate dalla Direttiva 2019/1023?

In Danimarca è stato costituito un Consiglio nazionale “multi-stakeholder” che fornisce raccomandazioni in materia di insolvenza che poi il Ministero di Giustizia finalizza prima del processo decisionale politico. Questo Consiglio sta attualmente lavorando alle raccomandazioni e ci aspettiamo l’esito entro l’autunno. Al momento sono state introdotte le norme sulla ristrutturazione preventiva fuori dal tribunale.

Dopo molti anni di attività, la Direttiva Insolvency sarà una nuova opportunità perché l’allarme rapido sarà uno status giuridico riconosciuto in tutti i paesi. Questo probabilmente potrebbe essere molto stimolante anche per il contesto italiano.

Lo status giuridico di Early Warning è qualcosa che le banche ed in generale i creditori devono riconoscere: altrimenti, il beneficio offerto dalla legge non dovrebbe essere applicato ed il creditore non cooperativo potrebbe ad esempio perdere il suo ranking.

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[1] Con il decreto legge 24 agosto 2021 n. 118 “Misure urgenti in materia di crisi d’impresa e di risanamento aziendale, nonché ulteriori misure urgenti in materia di giustizia” (GU n. 202 del 24/08/2021) sono state, inoltre, apportate ulteriori modifiche alla legge fallimentare.